In Italia, si sa, il calcio è come una religione. E il tifo è quasi una professione, perché richiede dedizione, impegno e competenza. Insomma non si diventa mai tifosi per caso. Tantomeno per costrizione. Ma guai a pensare che i tifosi sono tutti uguali. Ognuno ha il suo modo di fare il tifo, di esultare, di guardare la partita. Per questo ho provato a dividere i tifosi in 8 categorie, che si differenziano per stile, regole e obiettivi. A ognuno il suo. E tu che tifoso sei?
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16 settembre 2011
E tu che tifoso sei?
In Italia, si sa, il calcio è come una religione. E il tifo è quasi una professione, perché richiede dedizione, impegno e competenza. Insomma non si diventa mai tifosi per caso. Tantomeno per costrizione. Ma guai a pensare che i tifosi sono tutti uguali. Ognuno ha il suo modo di fare il tifo, di esultare, di guardare la partita. Per questo ho provato a dividere i tifosi in 8 categorie, che si differenziano per stile, regole e obiettivi. A ognuno il suo. E tu che tifoso sei?20 settembre 2010
Il senatore nel... pallone
L’Italia, si sa, è un paese di calciofili. Sono passate solo poche settimane dall'inizio del campionato di serie A e già, pare, che non si riesca a parlare d’altro. C’era davvero bisogno di calcio in Italia, dopo un’estate passata a parlare quasi solo di politica: dalle ire funeste di Fini, alle minacce di nuove elezioni di Berlusconi, il tutto accompagnato da qualche (sempre più) flebile sospiro della sinistra. Ma sì, diciamola tutta, non se ne poteva più di starsene a disquisire su chi avesse ragione tra Silvio e Gianfranco o su chi fosse più scaltro tra Nichy (Vendola) e Pierluigi (Bersani). Meglio parlare di moviola, di rigori dati o non dati, di tattiche di gioco, di grandi prestazioni e di vittorie e sconfitte meritate o meno. Ma tra calcio e politica le differenze sono poi così tante?
Tutto sommato no, direi. Non è certo difficile immaginare i partiti politici come squadre di calcio, ciascuna con le proprie tattiche, i propri schemi, i propri giocatori, inevitabilmente divisi, questi ultimi, tra titolari e riserve, con qualche difficoltà in più, probabilmente, a convincere quelli che stanno in campo, a lasciare il posto a quelli che stanno in panchina. Ma cosa succederebbe se, come in ogni campionato che si rispetti, a fine stagione i giocatori più rappresentativi di ogni squadra si ritrovassero a giocare non più da avversari, ma insieme nella stessa squadra, come in una sorta di grande Nazionale della Politica?
Tutto sommato no, direi. Non è certo difficile immaginare i partiti politici come squadre di calcio, ciascuna con le proprie tattiche, i propri schemi, i propri giocatori, inevitabilmente divisi, questi ultimi, tra titolari e riserve, con qualche difficoltà in più, probabilmente, a convincere quelli che stanno in campo, a lasciare il posto a quelli che stanno in panchina. Ma cosa succederebbe se, come in ogni campionato che si rispetti, a fine stagione i giocatori più rappresentativi di ogni squadra si ritrovassero a giocare non più da avversari, ma insieme nella stessa squadra, come in una sorta di grande Nazionale della Politica?
2 settembre 2010
Meglio un Robinho oggi che un Fini domani...
Ibrahimovic e Robinho al Milan. È questa, senza alcun margine di dubbio, la novità più importante del prossimo campionato di calcio. Un doppio colpo che il presidente Berlusconi ha, inaspettatamente, messo a segno e che, ne sono certo, nasconde motivazioni ben più profonde della semplice volontà di rafforzare la sua squadra. Sì, ma quali?
Sono ormai due giorni – dalla chiusura ufficiale del calciomercato – che ci penso costantemente. E vi dico, da subito, che non sono ancora riuscito a trovare una risposta certa, ma sono altresì convinto di essere molto vicino alla soluzione. Ma andiamo per ordine.
Sono ormai due giorni – dalla chiusura ufficiale del calciomercato – che ci penso costantemente. E vi dico, da subito, che non sono ancora riuscito a trovare una risposta certa, ma sono altresì convinto di essere molto vicino alla soluzione. Ma andiamo per ordine.
5 agosto 2010
Se ce l'ha fatta Maradona...
Qualche settimana fa, nel bel mezzo dei mondiali, mi sono ritrovato a parlare, con un giornalista di scuola milanese, di Diego Armando Maradona.
A Milano, si sa, non tutti hanno amato Diego, eterno rivale negli anni d’oro della Napoli scudettata. Eppure il mio interlocutore, milanese evidentemente atipico e giornalista obiettivo, mi ha tenuto diversi minuti al telefono per farmi un lungo e spassionato elogio del Pibe D’oro. Ineccepibile la sua conclusione:
A Milano, si sa, non tutti hanno amato Diego, eterno rivale negli anni d’oro della Napoli scudettata. Eppure il mio interlocutore, milanese evidentemente atipico e giornalista obiettivo, mi ha tenuto diversi minuti al telefono per farmi un lungo e spassionato elogio del Pibe D’oro. Ineccepibile la sua conclusione:
"Adesso a Napoli, puoi andare da un tossico e dirgli: se ce l’ha fatta Maradona, puoi farcela anche tu."
21 giugno 2010
Un paese preso a... calci
Tre, due, uno. Fischio d’inizio. Dopo tanta attesa, tante discussioni, tanti dibattiti, sono cominciati i diciannovesimi campionati del mondo di calcio. I primi in territorio africano. È il Sud Africa di Nelson Mandela il paese prescelto per questa svolta epocale.
Giorno dopo giorno le grandi big cominciano a scendere in campo, qualcuna delude, qualcuna sorprende. Le quote dei bookmakers danno per favorite Spagna e Brasile. L’Italia, detentrice del titolo, parte più indietro nei pronostici e la partita d’esordio, di certo, non ha cambiato le carte in tavola.
Intanto qualche vincitore già c’è: sono i produttori delle vuvuzela, le trombette ad aria africane, snervanti e monocorde, che stanno facendo da colonna sonora (si fa per dire) ad ogni attimo di questa competizione. Pare che anche in Europa ne siano state vendute oltre un milione e mezzo. Non c’è che dire: un vero affarone.
Giorno dopo giorno le grandi big cominciano a scendere in campo, qualcuna delude, qualcuna sorprende. Le quote dei bookmakers danno per favorite Spagna e Brasile. L’Italia, detentrice del titolo, parte più indietro nei pronostici e la partita d’esordio, di certo, non ha cambiato le carte in tavola.
Intanto qualche vincitore già c’è: sono i produttori delle vuvuzela, le trombette ad aria africane, snervanti e monocorde, che stanno facendo da colonna sonora (si fa per dire) ad ogni attimo di questa competizione. Pare che anche in Europa ne siano state vendute oltre un milione e mezzo. Non c’è che dire: un vero affarone.
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