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12 agosto 2010

Diversamente normali, normalmente diversi

C’erano una volta gli handicappati. Poi vennero i disabili. Adesso è il turno dei diversamente abili. È questo, in ordine di tempo, l’ultimo termine coniato dall’intellighenzia contemporanea, per definire coloro che, per un motivo o per l’altro, non sono in pieno possesso di tutte le facoltà fisiche e/o mentali.

Diversamente abili, dunque. Che, in fondo, è un po’ come dire diversamente normali. Diversamente normali, allora. Ma siamo proprio certi che questo tentativo di riqualificazione linguistica serva, tout court, a ri-abilitare chi abile, di fatto, non lo è? E aggiungo di più: se, invece, quest’evoluzione lessicale fosse addirittura controproducente?

Mi rendo conto che temi come questo sono delicati da affrontare e so che questa mia provocazione rischia di apparire immorale o inopportuna. E così, per evitare fraintendimenti, vi racconterò un aneddoto…